giovedì 23 giugno 2011

Ma che ci azzecca?









Parlamento. Berlusconi si avvicina Di Pietro e parla con lui con aria confabulatoria, si tappa la bocca, come se stesse parlando con Emilio Fede su chi è la pìù troia fra le ministre.




Ma perchè B. se gli voleva dire qualcosa non gli ha mandato un sms o un fax, o un VHS registrato?
Quando ci sn le telecamere B. ha già studiato tutto da prima, poco è improvvisato, a parte le battutacce ormai d’altri tempi.



Se crediamo alla versione di Di Pietro: "B. Mi ha ribadito quello che aveva detto e io gli ho risposto che se ne deve andare se vuole il bene del paese" Il piano di B. nell'avvicinare Di Pietro e sedersi affianco a lui sapendo di essere ripreso e fotografato è palese.



Anche se di dubbia efficacia, avvicinare dei personaggi in eventi pubblici affinchè le telecamere lo riprendano è una sua nota strategia. : vedi poco tempo fa B. che si avvicina ad Obama e gli dice qualcosa curando di essere ben inquadrato e con un inglese vergognoso, suo malgrado (obama però non risponde al solito martellamento pre elettorale sulle toghe rosse). In quel caso la strategia comunicativa era inidirizzata ai suoi deficenti potenziali elettori con il fine di creare considerazioni del tipo: "È cosí vero che B è un perseguitato dalla magistratura che lo dice anche ad Obama". Per un un nano basato sull'immagine, stare di fianco al Obama e "parlarci", sotto elezioni, lo irrorerebbe della sua popolaritá. Si sà poi peró come sono andate a finire le elezioni.



Il caso di Di Pietro è analogo nel attuazione ma è spinto da un altro tipo di strategia comunicativa caimanesca ed è rivolta ad un target differente. In questo caso, il target è rappresentato dallo straordinario numero di voti che stanno lentamente migrando via dal berlushifismo, scatenati dal recente plebiscito referndario. E soprattutto, dico io, verso il partito che ha promosso il referendum. Diretto insomma agli elettori di Pietro.



Berlusconi sa che per come si sono messe le cose, per una determinata parte dell’opinione pubblica, solo il fatto di essere seduto affianco a lui e addirittura parlottarci, scredita la credibilità di chi gli sta di fianco. Per qualche estremista addirittura è infangante, carriera finita. Tutto quello che tocca diventa merda corrotta. (Vedi tempesta di commenti fatti sul blog e sul fb di Di Pietro di ormai ex fan che scrivono: "Tonino mi hai deluso, non ti voteró più!)



La strategia che c'è dietro questo avvicinamento premeditato, in un giorno cruciale, davanti alle telecamere del parlamento è quella di far passare , giusto dopo la fiducia ottenuta, l'idea del "magna magna", del "SÒ TUTTI UGUALI", del "è tutta una stessa casta", del sono tutti ladri uguali. Questo messaggio, che alla fine passa, e B. lo sa, aiuta proprio lui.



B. 1 - Tonino 0







sabato 5 febbraio 2011

Perchè mi piace e non mi piace vivere in Spagna e in Cataluña

da www.tornosubito.org


Català


Mi piace vivere in Spagna perchè il Jamón è più buono del prosciutto.

Non mi piace vivere in Spagna perché tutto sommato l’Italia, un po’, ti manca

Mi piace vivere in Spagna perchè vivo in Cataluña.

Mi piace vivere in Cataluña perchè sei al Nord ma non c'è la Lega.

Non mi piace vivere in Spagna perchè non esistono i fonzies

Mi piace vivere in Spagna perchè il Vaticano è lontano almeno 765.83 Km

Non mi piace vivere in Spagna perchè la politica e i politici sono noiosi, non parlano mai di festini hard con palo di lap dance

Mi piace vivere in Cataluña perchè nonostante la crisi ho trovato un buon lavoro.

Non mi piace vivere in Spagna perchè le tariffe di Telefonia Mobile sono un 40% più care che la media europea.

Mi piace vivere in Cataluña perchè amo una catalana.

Mi piace vivere in Spagna perchè se ho due piante di Maria sul balcone lo ammetto.

Non mi piace vivere in Spagna per il “café solo” è lungo di brutto.

Non mi piace vivere in Spagna perchè agli spagnoli il mio nome “Marco” fa venire in mente:

1- Un vecchio cartone animato in cui Marco non trova sua madre, e loro adorano ridere su questo argomento.

2- Marco di Marco se n’è andato e non ritorna più.

Mi piace vivere in Spagna perchè sei fai un Tiramisù mediocre, come minimo, ti becchi gli applausi.

Non mi piace vivere in Spagna perchè nell’acqua della pasta non si mette il sale

Mi piace vivere in Cataluña perchè le corride dei tori sono illegali.

Non mi piace vivere in Spagna perché non puoi chiedere un amaro

Mi piace vivere in Spagna perchè non c'è il tg1.

Non mi piace vivere in Spagna perchè mettere il formaggio sugli spaghetti con le cozze non è considerata una cosa indegna.

Mi piace vivere in Spagna perchè fra uomini una stretta di mano basta, il bacetto è vietatissimo!



En Català

sabato 31 luglio 2010

Travaglio e Padellaro a Barcellona


Incontro pubblico con lo scrittore e giornalista Marco TRAVAGLIO ed il direttore de "Il Fatto Quotidiano", Antonio PADELLARO. Incontro tenutosi il 17 giugno 2010 a Barcellona presso la sala dell' Il·lustre Col·legi d'Advocats de Barcelona. Introduce Augusto Casciani di Cittadini Responsabili Senza Frontiere, intervengono inoltre Cinzia Monteverdi del CdA de "Il Fatto Quotidiano" e Manfredi Nulli di Energie in Fuga.




Prima Parte:


Seconda Parte:

lunedì 22 giugno 2009

Spegni la TV

Riporto un articolo della repubblica di oggi che mi ha fatto innervosire.

É davvero scandaloso quello che sta succedendo nel mio paese.

Un anno fa durante la repressione dei dissidenti in Myanmar, vidi un servizio al TG1 che mostrava un pezzo del principale TG Birmano in cui la conduttrice con un sorriso parlava delle notizie del giorno ignorando quello che in tutto il mondo era sulle prime pagine.

Sentì pena per quella gente e automaticamente, a livello inconscio e concettuale, (e in qualità di studente di comunicazione) associai questo tipo di pratica "dell'informazione di regime", alla dinamica dell'informazione del mio paese. Per le ragioni che tutti sappiamo. E vabbè.

Adesso quello che mi fa innervoshifare è il fatto che questo tipo di associazioni sono passate dall'esere nascoste nell'inconscio o in qualche blog fondalmentalista antiberlusconiano a un livello palese. Palese a tal punto che basta aprire un qualsiasi giornale online di qualsiasi skieramento e di qualsiasi paese per accorgersi di quello che sta succedendo.

I principali TG in Italia ignorano i fatti che colpiscono gli interessi del Padrone. Parlano d'altro.

E tutto ciò è spaventoso se si pensa che in Italia 15 milioni di persone ogni giorno si informa con questi TG e l'80% di quella gente non legge alcun giornale. MAI



SPEGNI LA TV!



mercoledì 10 giugno 2009

La soluzione. Disobbedienza Civile




Ieri ho visto un documentario di questi di MO' che fanno rabbrividire. America from Freedom to Fascism di Araan Russo. Quelli che hanno visto Zeitgeist e il piú recente Zeitgeist 2 sanno di cosa parlo. L'argomento principale è sempre lui. Il perverso sistema monetario mondiale con modello Federal Reserve e i progetti che hanno per il nostro futuro.

Come hanno potuto degli Istituti privati (Le Banche e Le Banche centrali come la FR) di proprietà di pochi privati risucire ad ottenere il monopolio della creazione del denaro. Perchè lo abbiamo reso possibile?

A un certo punto della storia i banchieri del mondo hanno letteralmente imposto agli stati sovrani il Sistema delle Banche centrali e la conseguente creazione del Debito Pubblico (La quantià di denaro sempre crescente che dobbiamo alle banche per farci il favore di stampare le banconote [dal niente]con una "Maquina de fer Billets").
In questo modo i governi sono costretti a tassare qualsiasi cosa si possa tassare per pagare in parte (perchè in ogni caso non si arriverebbe mai a estinguere il debito) quello che lo stato deve loro per aver comprato del Denaro. Loro sono i padroni del Denaro. Le tasse il modo in cui tengono i Governi(in realtà NOI) in una "schiavitù".
Proprio da questo parte Araan Russo nel docu: la messa in discussione della legittimità della tassa sul salario negli USA. L'agghiacciante teoria cerca di dimostrare attraverso storie di vecchie sentenze negli stati uniti e dati empirici sul tema che non esiste nessuna legge nella costituzione americana che obblighi gli americani a pagare questa tassa.



La soluzione: DISOBBEDIENZA CIVILE.

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sabato 6 giugno 2009

La Cosa Berlusconi


Riporto un articolo di El País di oggi che descrive molto bene a mio avviso l'essenza della "Cosa Berlusconi", argomento abbastanza centrale fra i 4 lettori del mio blog.

"No veo qué otro nombre le podría dar. Una cosa peligrosamente parecida a un ser humano, una cosa que da fiestas, organiza orgías y manda en un país llamado Italia. Esta cosa, esta enfermedad, este virus amenaza con ser la causa de la muerte moral del país de Verdi si un vómito profundo no consigue arrancarlo de la conciencia de los italianos antes de que el veneno acabe corroyéndole las venas y destrozando el corazón de una de las más ricas culturas europeas. Los valores básicos de la convivencia humana son pisoteados todos los días por las patas viscosas de la cosa Berlusconi que, entre sus múltiples talentos, tiene una habilidad funambulesca para abusar de las palabras, pervirtiéndoles la intención y el sentido, como en el caso del Polo de la Libertad, que así se llama el partido con que asaltó el poder. Le llamé delincuente a esta cosa y no me arrepiento. Por razones de naturaleza semántica y social que otros podrán explicar mejor que yo, el término delincuente tiene en Italia una carga negativa mucho más fuerte que en cualquier otro idioma hablado en Europa. Para traducir de forma clara y contundente lo que pienso de la cosa Berlusconi utilizo el término en la acepción que la lengua de Dante le viene dando habitualmente, aunque sea más que dudoso que Dante lo haya usado alguna vez. Delincuencia, en mi portugués, significa, de acuerdo con los diccionarios y la práctica corriente de la comunicación, "acto de cometer delitos, desobedecer leyes o padrones morales". La definición asienta en la cosa Berlusconi sin una arruga, sin una tirantez, hasta el punto de parecerse más a una segunda piel que la ropa que se pone encima. Desde hace años la cosa Berlusconi viene cometiendo delitos de variable aunque siempre demostrada gravedad. Para colmo, no es que desobedezca leyes sino, peor todavía, las manda fabricar para salvaguarda de sus intereses públicos y privados, de político, empresario y acompañante de menores, y en cuanto a los patrones morales, ni merece la pena hablar, no hay quien no sepa en Italia y en el mundo que la cosa Berlusconi hace mucho tiempo que cayó en la más completa abyección. Este es el primer ministro italiano, esta es la cosa que el pueblo italiano dos veces ha elegido para que le sirva de modelo, este es el camino de la ruina al que, por arrastramiento, están siendo llevados los valores de libertad y dignidad que impregnaron la música de Verdi y la acción política de Garibaldi, esos que hicieron de la Italia del siglo XIX, durante la lucha por la unificación, una guía espiritual de Europa y de los europeos. Es esto lo que la cosa Berlusconi quiere lanzar al cubo de la basura de la Historia. ¿Lo acabarán permitiendo los italianos?"

JOSÉ SARAMAGO, EL PAIS 

giovedì 4 giugno 2009

Un nuovo quotidiano. Il Fatto



Il conto alla rovescia è iniziato ed i centralini sono già in tilt. Solo pochi giorni fa è stato dato l’annuncio che da settembre sarà in edicola un nuovo quotidiano, atipico, autofinanziato e, per questo motivo, totalmente libero da qualunque ingerenza politica. Per il momento la reclamizzazione sta avvenendo solo sui canali non convenzionali, in rete, sui blog, su facebook. Ma l’annuncio semi-ufficiale è stato dato lo scorso 22 maggio, a Pisa, nel corso di un incontro dal titolo “Informazione: la verità prima di tutto”; cui hanno partecipato, tra gli altri, il giornalista Marco Travaglio e l’ex direttore de “L’Unità”, Antonio Padellaro. Il quotidiano si chiamerà “Il Fatto”, citazione, omaggio (voluto o no, non è dato saperlo) alla storica trasmissione di Enzo Biagi, nel preserale di Raiuno. “Il Fatto” sarà in edicola da settembre e racconterà i fatti, quei fatti che spesso gli altri giornali nascondono o non considerano “notiziabili”. Non sarà soggetto a nessun poter politico, istituzionale od economico, sarà in edicola solo se avrà una quota di mercato che glielo consente. Già, perché una delle novità di cui questo quotidiano si fa portatore è la quasi completa dipendenza dal numero di copie vendute e dagli abbonamenti, senza i quali sarà impossibile stampare. I finanziamenti pubblici, infatti, non saranno richiesti né accettati. E questa è un’altra novità assoluta ed essenziale. La proprietà non verrà affidata a nessun gruppo editoriale, né grande impresa, né finanziata da alcun partito, ma sarà composta da una cooperativa di piccoli soci, compresi i giornalisti che vi scriveranno, che avranno quote equivalenti. In futuro, probabilmente, sarà possibile anche per i lettori divenire azionista e supportare il proprio organo di stampa libero. Può apparire paradossale ai non addetti ai lavori, ma un giornale come questo rappresenta una novità assoluta per il panorama della carta stampata in Italia, dove chiunque, persino piccole testate cittadine e sconosciute percepisce contributi statali, divenuti oramai un vero e proprio mercato di speculazione. “Il Fatto” non accetterà soldi nemmeno dai partiti e questo consentirà ai giornalisti della redazione (snella, promette Padellaro) di scrivere in totale libertà intellettuale, trattando temi che altri non trattano, per calcolo politico, problemi di notiziabilità o imposizioni dall’alto. È già in corso una campagna promozionale via internet, con un numero di telefono e un indirizzo e-mail da contattare per chiedere informazioni riguardo gli abbonamenti, costi e modalità (nei primissimi giorni, sono già state oltre 2500 le richieste giunte al centralino). A chi si abbonerà preventivamente sarà destinato un trattamento economico particolare. Sarà questa campagna abbonamenti preventiva a dire se “Il Fatto” può davvero sperare d’avere un futuro nel panorama editoriale italiano o se sarà destinato a sparire a causa delle ristrettezze economiche in cui la rinuncia ai finanziamenti politici lo destinerà. Oltre alla campagna abbonamenti, nelle prossime settimane partirà, su iniziativa di alcuni siti e blog “amici” (www.voglioscendere.ilcannocchiale.com, ad esempio), “AnteFatto”, una sorta di rubrica d’aggiornamento sull’evoluzione del progetto. Il giornale dovrebbe essere composto da 16 pagine a colori, un’edizione web molto attiva, che seguirà di pari passo l’uscita dell’edizione cartacea, e la redazione, oltre che da Padellaro (che dovrebbe fungere da direttore), sarà composta (secondo le anticipazioni date dallo stesso ex direttore de “L’Unità”) da Marco Travaglio, Furio Colombo, Maurizio Chierici e, come si legge in una delle presentazioni in rete, firmata da Travaglio, da “un gruppo di firme, di inviati di punta e di autori satirici che hanno condiviso con noi la lunga battaglia contro il regime berlusconiano, senza sconti per un’opposizione troppo spesso complice”. (Giuseppe Colucci per NL)